5 DICEMBRE: Giornata del Volontariato per lo Sviluppo Economico e Sociale

La giornata del volontariato è stata istituita il 5 dicembre del 1985 dalle Nazioni Unite per riconoscere e valorizzare l’impegno di milioni di persone che scelgono di occuparsi del bene degli altri e delle comunità in cui vivono.

Il ruolo del volontario è sicuramente molto prezioso, in quanto promuove inclusione, offre supporto ai più fragili, crea legami sociali e contribuisce allo sviluppo sostenibile. In Italia, secondo dati ISTAT del 2023, si contano circa 4,7 milioni di persone, corrispondente al 9,1 % della popolazione over 15, che hanno preso parte ad iniziative legate al volontariato.

Secondo le Nazioni Unite, “le persone diventano attori del cambiamento e partner alla pari nel raggiungimento del progresso locale, nazionale e internazionale verso uno sviluppo umano sostenibile e la pace globale.”

Fra le iniziative sostenute dall’Associazione ReStart, la quale si propone di valorizzare la Promozione della Salute e lo studio delle Buone Prassi per il benessere psicologico e sociale, rientra anche l’iniziativa di volontariato “Youngle Bari”.

Youngle è un servizio di ascolto in chat completamente anonimo e gratuito ad accesso pubblico, gestito da ragazzi per ragazzi dai 14 ai 25 anni, con il supporto di psicologi, educatori, esperti di comunicazione e assistenti sociali, e ha lo scopo di aiutare i giovani in difficoltà, attraverso l’ascolto empatico, libero da pregiudizi. Il servizio è disponibile in diverse città d’Italia, tra cui Novara, Torino, Perugia, Bari, Savona, Cremona, Udine, Livorno, Lodi, Roma, Piacenza, Siena, Trento e Verona.

L’approccio su cui si basa Youngle è la Peer Education, o Educazione tra Pari, che si basa su un processo di scambio di conoscenze ed esperienze tra i membri di un gruppo di pari, in questo caso il peer ha il compito di ascoltare e far sentire ascoltato l’utente che lo contatta nella chat della Web App di Youngle, che permette ai ragazzi di interagire in maniera più facile e immediata.

I protagonisti di questo articolo, infatti, sono proprio loro, i peers di Youngle Bari, ovvero ragazzi che si trovano nella fascia di età dai 14 ai 25 anni e che, dopo un periodo di formazione, si mettono a disposizione per ascoltare e aiutare i loro coetanei. 

Ma cosa ha portato questi ragazzi a voler fare i peers, e come stanno vivendo questa esperienza?

Qui di seguito verranno riportate le loro risposte.

Come mai hai scelto di fare il peer di Youngle?

PEER 1: “Ho scelto di fare il peer di Youngle un po’ per caso, infatti, per caso, ho letto nel nostro gruppo di chat dell’università un avviso che ne parlava e che mi ha incuriosita tanto; perciò, mi sono messa in contatto con la Dott.ssa Ceglie per avere più informazioni per quanto riguarda il progetto. Mi ha molto incuriosita per il fatto di avere la possibilità di dare ascolto a persone che richiedono aiuto, un ascolto sicuramente alla pari, e considerando anche le mie aspirazioni lavorative e le mie attitudini, questo mi ha spinta a voler partecipare al progetto, oltre che ad incuriosirmi e credere tanto nella possibilità di creare nella nostra regione un qualcosa che dia supporto ai giovani con l’aiuto dei giovani, quindi dando anche la possibilità di poter parlare in maniera più libera.”

PEER 2: “Penso che il progetto Youngle sia veramente una genialata, nasce in un periodo in cui la gente della nostra fascia d’età (14-25 anni) a cui è rivolto, ma io direi tutti, si sente sempre più sola, si sente più abbandonata, sempre meno ascoltata, non sa con chi parlare. Io ho scelto di fare parte del team, o comunque dei peers, perché ho sempre sentito il bisogno interno di aiutare le persone, di ascoltarle, proprio di donare anche soltanto cinque minuti della mia vita per loro, quando ho sentito di questo progetto mi si sono illuminati gli occhi perché è esattamente quello che voglio fare nella vita, cercare comunque di alleviare il dolore di qualcuno anche di un minimo.”

PEER 3: “Ho scelto di fare il peer di Youngle perché appena ho scoperto l’iniziativa da Donatella mi sono subito interessata e ho subito empatizzato con il progetto perché mi sono resa conto, effettivamente, che se ci fosse stata una cosa simile nei momenti in cui sono stata male io, penso che mi avrebbe molto aiutato, invece, mi sono sentita molto sola, nessuno mi capiva nel periodo in cui stavo male.”

In chat ti è mai capitato di dover affrontare dei temi particolarmente difficili?

PEER 1: “Nelle chat sicuramente emergono tanti temi, tra quelli che mi è capitato di leggere e di affrontare ci sono quelli che riguardano l’abbandono, l’adozione, le rotture, ma anche cose più personali come l’autolesionismo, la difficoltà di piacersi, chi ha difficoltà con il proprio corpo o delle proprie caratteristiche fisiche, oltre che alla solitudine e le difficoltà, al giorno d’oggi, nel creare amicizie e anche dei rapporti stabili tra pari e di quanto questo faccia soffrire. Questi sono i temi che ho riscontrato maggiormente.” 

PEER 2: “Sì, mi sono capitati alcuni casi difficili.”

PEER 3: “In chat non mi sono capitati temi particolarmente difficili, però certe volte era difficile dare una risposta perché erano temi particolari e quindi vanno affrontati con la giusta delicatezza, soprattutto quando non li vivi e li senti per la prima volta è difficile empatizzare verso un qualcosa che non è mai successo intorno a te.”

Qual è stato il tema più impegnativo per te?

PEER 1: “Ho trovato particolarmente impegnativo il tema di una chat con una persona che si tagliava o che comunque diceva di farsi del male. È stato impegnativo stare con il dolore di questa persona, ma allo stesso tempo ti fa capire la forza e di quanto possa essere ottima questa possibilità di ascolto, perché in ogni caso questa persona ha avuto la possibilità di esprimersi e di raccontare il proprio dolore.”

PEER 2: “Mi ricordo in particolare il caso di questa ragazza che mi è rimasto molto impresso perché mi sono sentita presa emotivamente, nel senso che mi è dispiaciuto davvero, avrei voluto essere lì con lei fisicamente e poterle dare un abbraccio. Questa ragazza mi ha parlato del fatto che non l’ascolta nessuno e non può parlare con nessuno e non ha alcun punto di riferimento né tra gli adulti, che è fondamentale a questa età in cui non riusciamo a gestirci ancora al 100% autonomamente, ma né in realtà tra coetanei, e lei aveva bisogno di chiedere una mano perché sta avendo dei pensieri molto brutti e io ho cercato un modo per indirizzarla verso enti pubblici, non avendo possibilità di chiedere un aiuto privato, visto che non poteva parlare con nessun adulto, e mi ricordo di essermi sentita molto utile perché l’ho ascoltata ed era la cosa, secondo me, di cui lei aveva più bisogno probabilmente, però ricordo anche di essermi sentita molto impotente, perché mi è dispiaciuto sentire ancora una volta una persona che non aveva nessuno e si sentiva così sola da non poter pensare di rivolgersi a qualcuno per la sua salute mentale, cosa fondamentale ora come ora ancora di più rispetto ad anni fa.”

PEER 3: “Tra quelli più impegnativi c’erano racconti forti come quello di una ragazza che era stata adottata e viveva la separazione dei genitori, e quindi viveva male in questo contesto.”

Quali sono le tue aspettative?

PEER 1: “Spero che questo progetto si possa espandere, in quanto è uno strumento che dà tanto alle persone che possono scrivere e hanno la possibilità anche per la prima volta nella loro vita di essere ascoltate e comunque ricevere un minimo di supporto, dando poi magari anche la possibilità un domani a queste persone la forza di chiedere aiuto, allo stesso tempo spero che questo progetto di Youngle si possa ingrandire anche a livello di peers, perché anche per noi ragazzi è un’ottima opportunità sia per mettersi in gioco in altri tipi di relazione e allo stesso tempo ci permette di fare nuove conoscenze e ampliare il nostro bagaglio di conoscenze personali e fare tante esperienze differenti.”

PEER 2: “Le mie aspettative sono ovviamente molto positive, nel senso che credo tantissimo nel volontariato in generale, penso che ogni forma di volontariato sia splendida, però questo progetto penso che possa avere un ruolo fondamentale nella vita di chi sceglie comunque di approcciarsi alla chat, perché appunto dona ascolto, e come già detto prima, penso che sia fondamentale nella vita di ognuno di noi sentirci ascoltati, cosa che purtroppo è presente sempre meno nella vita privata perché tra amici si tende, ormai, a dare tutto per scontato e in famiglia è sempre più difficile parlare e sentirsi a proprio agio e per i ragazzi, diciamo, le interazioni sociali sono queste, quindi non trovi ascolto, non trovi compagnia, non trovi sostegno negli ambienti come la scuola, la casa o comunque un eventuale hobby è ovvio che tu ti senta solo. Quindi, avere un posto sicuro in cui le persone giustamente non sanno chi sei e in cui noi peers non sappiamo chi sono può incoraggiare questi ragazzi a voler parlare. Quindi penso che andrà sempre meglio, spero che andrà sempre meglio, ma non per noi, quanto per chi ci approccerà perché penso che potrebbe essere una buona opportunità per parlare, per sfogarsi un po’, per dire qualcosa che non si ha mai avuto l’opportunità di dire. Spero, inoltre, che pian piano aumenti sempre di più la diffusione del progetto nelle scuole o comunque in luoghi in cui si può parlare a un gruppo di ragazzi, anche proprio per far capire a una classe, magari, in cui per esempio c’è del bullismo, quanto possa avere un impatto e quanto non si debba sentirsi deboli nel chiedere aiuto e nell’avere bisogno di un aiuto o di un ascolto, o comunque di non sentirsi al top sempre.”

PEER 3: “Io spero di contribuire a rendere le persone meno sole, anche solo all’1% delle persone con una semplice compagnia, un semplice messaggio di conforto e quindi di sentirmi utile per qualcuno.”

Per parlare con i peers di Youngle è necessario scaricare la Web App, registrarsi, scegliendo un nome utente e una password, e selezionare la sede più vicina al luogo dove si vive. La chat di ascolto sarà aperta ogni lunedì e giovedì dalle 21:00 alle 23:00.

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